Pensare per immagini
CHROMA CRITICA DELLA VISIONE
Luigi Ghirri (ed.) — Viaggio in Italia. Il libro che ha fondato la scuola italiana di paesaggio insegnando a ciascuno a restare solo
Scaffale · Classici

Viaggio in Italia. Il libro che ha fondato la scuola italiana di paesaggio insegnando a ciascuno a restare solo

Leggi ↓
Luigi Ghirri (ed.) — Il Quadrante, 1984
19 Settembre 2025 8 min

Apro il libro e la prima immagine è un arcobaleno che finisce in una pozzanghera. È la fotografia di Vittore Fossati, Oviglio. Il gesto di metterla in apertura è interamente di Ghirri. Non è la foto più forte del volume e forse non è nemmeno quella che Ghirri preferiva, ma è quella giusta, ed è difficile dire perché. Un arcobaleno su una strada di campagna piemontese, nessuna persona, nessuna composizione da ricordare. Qualcosa di ordinario che contiene una promessa che nessuno ha fatto a nessuno. Giro la pagina e mi accorgo che l’ho guardata molte volte senza vederla. Il libro inizia così, dicendoti che non sai guardare quello che hai davanti.

© Vittore Fossati, Oviglio, 1981

Viaggio in Italia è il libro più citato della fotografia italiana e quasi nessuno lo ha letto per quello che è: un oggetto di carta. 132 pagine, 86 fotografie scattate da venti fotografi diversi, impaginate da un ventunesimo che le ha trattate come frasi di un discorso solo suo. Il volume porta la curatela di Ghirri con Gianni Leone ed Enzo Velati, ma la sequenza fotografica è il suo gesto. Pubblicato da Il Quadrante di Alessandria nel gennaio 1984, accompagnato da una mostra inaugurata alla Pinacoteca Provinciale di Bari, il volume è rimasto fuori catalogo per decenni. Le copie originali si vendevano a quattro cifre. Poi nel 2024 Quodlibet ha pubblicato un facsimile e il libro è di nuovo in commercio.

La mostra è scomparsa. L’allestimento di Bari nessuno lo ricorda. Tutto è dissolto, ma il libro no. Il libro è l’opera. Questo dovrebbe farmi ripensare a cosa significa Viaggio in Italia quarant’anni dopo, perché la risposta più comune (il manifesto della scuola di paesaggio, il superamento della cartolina e dell’Italia oleografica) non mi convince più. È vera, ma ci fermiamo sempre lì. Ho passato mesi a girare intorno a una domanda diversa e molto semplice. Perché non è più successo?

© Mario Cresci, Stigliano, Potenza, 1983 // © Fiumicino, Roma, 1983 Shelley Hill, Fiumicino, Roma, 1983 

Venti solitudini

Viaggio in Italia è il primo grande progetto collettivo della fotografia italiana contemporanea. È anche l’ultimo. Venti fotografi lavorano insieme su un tema condiviso (il paesaggio italiano), producono un libro che diventa fondativo, poi ognuno se ne va per conto suo. Basilico fotograferà le città da solo per trent’anni, Guidi percorrerà il Nordest, Fossati camminerà lungo il Po, Jodice resterà nel Mediterraneo. Una tradizione ne è nata, certo. Un’aria di famiglia, una pedagogia condivisa. Ma non un altro libro così. In quarant’anni nessuno ci ha mai nemmeno provato.

Si può dire che il gesto di Ghirri fosse irripetibile perché era un gesto d’autore, non di coordinamento. Lui non ha messo insieme venti portfolio. Ha preso le immagini degli altri e le ha fatte proprie, decidendo l’ordine e il ritmo della sequenza. Ha impaginato Barbieri accanto a Guidi, Cresci accanto a Jodice, secondo una logica che era la sua. Il design, realizzato con Paola Borgonzoni, è parte di quella logica. Ghirri costruiva i capitoli visivi del libro con lo stesso metodo con cui aveva composto un testo fatto di sole citazioni altrui. Il procedimento è quello. Ma questa risposta non basta, perché spiega l’unicità del libro senza spiegare il dopo. Se il metodo era chiaro, perché nessuno lo ha adottato?

I dieci capitoli del libro non portano nomi di luoghi o di generi. Si chiamano A perdita d’occhio, Lungomare, Margini, Del luogo, Capolinea, Centrocittà, Sulla soglia, Nessuno in particolare, Si chiude al tramonto, L’O di Giotto. Sono titoli da scrittore, non da curatore. Non descrivono quello che c’è dentro, creano il clima in cui lo vedrai. E dentro ogni capitolo Ghirri monta le immagini come se fossero della stessa mano. A volte accosta fotografi diversi, a volte due immagini dello stesso autore. Non gli interessa alternare le firme, gli interessa la sequenza. Barbieri notturno di Lugo, le luci artificiali che tagliano una piazza deserta e accanto un altro Barbieri a Poggio Rusco, un interno con un biliardo, la stessa luce calda, lo stesso silenzio, eppure due luoghi che non si conoscono. Oppure Ghirri a Orbetello, le palme, l’acqua piatta della laguna e di fronte Ghirri all’Alpe di Siusi, due persone che camminano verso le Dolomiti. L’Italia intera in una doppia pagina, dal Tirreno alle montagne e nessun effetto retorico. La sequenza non dimostra nulla. Accosta e lascia che il senso nasca dalla vicinanza. Ghirri non spiega il paesaggio italiano. Lo monta, nel senso cinematografico del termine.

© Luigi Ghirri, Laguna di Orbetello, Grosseto, 1974 // © Luigi Ghirri, Alpe di Siusi, Bolzano, 1979

© Olivo Barbieri, Lugo, Ravenna 1982 // © Olivio Barbieri, Poggio Rusco, Mantova 1982

Due testi, due porte

C’è un indizio nel volume. Mi ci è voluto tempo per vederlo. Arturo Carlo Quintavalle apre Viaggio in Italia con un saggio che fa quello che un saggio deve fare. Collocare il progetto nella storia, spiegare il superamento del pittoresco. Il testo funziona. Nessuno lo rilegge, ma tiene in piedi la cornice. Poi arriva Celati e il libro diventa un altro libro.

Il suo “Verso la foce. Reportage per un amico fotografo” non è un saggio e non è una prefazione. È un testo che cammina. Celati scrive di pianure e di luce assorbita dai colori del suolo, di vapori azzurrini che cancellano le distanze. Scrive di cose in abbandono ai margini delle strade e lo fa da solo. Non rifiuta il progetto collettivo e fa l’unica cosa che sa fare, percorrere un territorio e scrivere quello che vede. Ma il risultato è che il suo testo non commenta il progetto, lo disloca. Quintavalle costruisce un noi e gli assegna un posto nella storia della fotografia. Celati è altrove. È un io che cammina e camminando si accorge che quando guardi davvero non puoi farlo per conto di un gruppo. Ma c’è qualcosa di più. Il testo di Celati non mette in crisi solo il collettivo. Mette in crisi l’idea che un paesaggio possa stare dentro una cornice storico-critica condivisa. Quintavalle fonda un progetto. Celati, percorrendolo, lo rende instabile. I due testi convivono nel volume senza annullarsi, stanno uno accanto all’altro senza toccarsi.

Quello che Celati porterà avanti per anni fino a Verso la foce, pubblicato da Feltrinelli nel 1989, ha radice qui. Quei quattro diari di viaggio attraverso la valle del Po partono dal lavoro con i fotografi di Ghirri, ma sono il racconto di un uomo solo che attraversa un paesaggio e lo descrive frase per frase, senza mai concludere. Nella prefazione del libro del 1989, Celati scriverà che un’intensa osservazione del mondo esterno ci rende meno apatici. È un’esperienza che puoi condividere nelle premesse. Puoi discuterne fino a notte fonda, ma nel momento in cui cammini e guardi, sei solo con quello che vedi. Celati lo sa. Il suo testo lo dice senza proclamarlo.

Non credo che Viaggio in Italia custodisca il germe della propria dissoluzione. Sarebbe troppo comodo. Credo piuttosto che il libro ospiti una tensione reale tra due modi di intendere lo sguardo e che questa non venga mai risolta. Quintavalle costruisce una cornice per il gruppo. Celati non la contesta. Semplicemente si mette a camminare e il suo testo ne esce. La sequenza fotografica sta in mezzo. Ghirri non sceglie tra le due. Non può, forse, e la forza del libro è proprio questa indecisione, questo tenere aperte due porte senza indicare quale prendere.

Sopra Albenga

L’estate scorsa ero in un paese dell’entroterra ligure, sopra Albenga. Un posto dove non succede niente da decenni, dove le case si svuotano piano e l’intonaco viene giù a pezzi che sembrano cartografie. Ero lì con la macchina fotografica e con la certezza crescente di non capire cosa stavo guardando. Muri e porte chiuse, un orto con i pomodori legati a canne storte. Lo stesso tipo di luoghi attraversati dai fotografi di Viaggio in Italia quarant’anni prima. La differenza è che loro, almeno sulla carta, lo facevano insieme. Io ero solo con la mia impazienza e con il sospetto che il paesaggio italiano fosse già stato guardato abbastanza e non avesse più bisogno del mio sguardo. Poi restavo. Restavo perché non c’era nessun altro posto dove andare e perché quel muro con l’intonaco che cadeva era lì.

© Gianni Leone, Giardino a Cozze di Bari, 1983 // © Claude Nori, Rimini, 1983

La calma

Sfoglio il facsimile Quodlibet e quello che mi colpisce non è la qualità delle singole immagini. Ci sono fotografie straordinarie e altre che funzionano solo nella sequenza. È la temperatura del libro. Una calma che non ha niente a che fare con quella programmatica dei New Topographics, dove la distanza è un’estetica. Qui la calma è più incerta, più fragile. Come qualcuno che ha rinunciato a impressionare. Sta lì e guarda.

Il monumento

Guido Guidi ha detto una cosa interessante: “Ghirri merita che tutti i fotografi di oggi gli bacino i piedi, ma le celebrazioni non fanno altro che danneggiarlo”. Ha ragione. Il rischio più grosso è trasformare Viaggio in Italia in un monumento, celebrarlo ogni dieci anni con mostre e convegni e ristampe senza più aprirlo per chiedersi cosa abbia davvero insegnato.

Rimetto il libro sullo scaffale. Penso ai venti fotografi che nel 1984 hanno messo le loro immagini nelle mani di un geometra di Scandiano, fidandosi della sua visione più che della propria autonomia. Quel gesto di fiducia non si è più ripetuto. I fotografi capaci ci sono e il paesaggio non è andato da nessuna parte, ma non manca solo Ghirri. Manca il contesto in cui venti fotografi accettino di sparire dentro un discorso più grande del proprio nome. Un ecosistema di fiducia e di rinuncia che forse esisteva solo in quegli anni. Ghirri ce l’aveva e quando è morto nel 1992 se l’è portata via. Da allora ognuno guarda con i propri occhi.

Produzione e materialità

RISTAMPE Quodlibet, 2024 (facsimile della 1ª ed., 40° anniversario)

Per approfondire

Il libro

Luigi Ghirri, Gianni Leone, Enzo Velati (a cura di), Viaggio in Italia, Il Quadrante, Alessandria 1984. Facsimile: Quodlibet, 2024. La ristampa anastatica include un fascicolo di 48 pagine con un saggio sulla genesi e la fortuna critica del progetto a cura di Matteo Balduzzi, Fabio De Chirico, Gabriella Guerci e Matteo Piccioni, e una nota di Adele Ghirri.

I testi nel volume

Arturo Carlo Quintavalle, “Viaggio in Italia. Appunti”, in Viaggio in Italia, Il Quadrante, Alessandria 1984.

Gianni Celati, “Verso la foce. Reportage per un amico fotografo”, in Viaggio in Italia, Il Quadrante, Alessandria 1984.

Gli scritti di Ghirri

Luigi Ghirri, Niente di antico sotto il sole. Scritti e interviste 1973–1991, a cura di Paolo Costantini e Giovanni Chiaramonte, introduzione di Francesco Zanot, Quodlibet, 2021. Raccoglie tutti i saggi e una selezione di interviste. Prima edizione: SEI, 1997.

Luigi Ghirri, Lezioni di fotografia, a cura di Giulio Bizzarri e Paolo Barbaro, con uno scritto biografico di Gianni Celati, Quodlibet, 2010. Trascrizione delle lezioni tenute all’Università del Progetto di Reggio Emilia nel 1989–1990.

Celati e il paesaggio

Gianni Celati, Verso la foce, Feltrinelli, Milano 1989. Quattro diari di viaggio nella valle del Po, nati dal lavoro con i fotografi di Ghirri.

Studi e mostre successive

Roberta Valtorta (a cura di), Racconti dal paesaggio. 1984–2004. A vent’anni da Viaggio in Italia, Museo di Fotografia Contemporanea / Lupetti, 2004. Contributi critici e testimonianze di tutti i venti fotografi, con scritti di Quintavalle, Celati, Borgonzoni Ghirri, Calvenzi, Valtorta e altri.

Matteo Balduzzi, Fabio De Chirico, Gabriella Guerci, Matteo Piccioni, “Viaggio in Italia. Genesi e fortuna critica”, fascicolo allegato al facsimile Quodlibet, 2024.

Film

Maurizio Magri (regia), Vittore Fossati (sceneggiatura), Viaggio in Italia. I fotografi vent’anni dopo, Museo di Fotografia Contemporanea / Emmestudio, Reggio Emilia, 2004. Interviste a Basilico, Barbieri, Castella, Chiaramonte, Cresci, Garzia, Jodice, Leone, Ventura, Quintavalle, Celati e Borgonzoni Ghirri.

C
Chroma
Pensare per immagini. Riflessioni, non recensioni.